Venerdì 14 Dicembre 2018


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Basilica San Sebastiano


Il culto per San Sebastiano anche ad Acireale risale al Medioevo, epoca in cui la peste imperversava in tutta Europa senza tregua. Era credenza popolare che, sopravvissuto miracolosamente al martirio delle frecce, il Santo dovesse proteggere dal flagello del “mal contagioso”; per questo motivo dopo la peste del 1466 si edificò una chiesetta che, inizialmente dedicata a S. Sebastiano, fu in seguito, per vicende successive che portarono alla costruzione di una Basilica di ben più vaste proporzioni, dedicata a S. Antonio di Padova.

La nuova costruzione a tre navate risale alla prima metà del ‘600 – sono gli stessi anni che vedono la nascita del Duomo e della Basilica dei SS. Pietro e Paolo – ma il terremoto del 1693 causò seri danni alla struttura che fu riparata quasi immediatamente tanto che, qualche anno più tardi, nel 1699 i lavori erano ultimati. Subito dopo fu costruito lo stupendo prospetto ingentilito da un elegante fregio con 14 allegri puttini che – festoso e perenne inno alla vita – reggono ricchi festoni di fiori, e con 8 statue (scolpite dal messinese A. Amato) di altrettanti santi che, disposti in perfetta simmetria, rendono omaggio al Santo Bipartire “Defensor Fidei”, mentre il sagrato, abbellito da 10 statue in pietra (opera del palermitano GB Marini su disegno di Pietro Paolo Vasta) raffiguranti personaggi del Vecchio Testamento, ne esalta la pomposità e la grazia specie dopo la costruzione dell’originale campanile inserito nella facciata come parte integrante di essa. Tale soluzione diventerà un elemento caratteristico dell’architettura religiosa settecentesca in Sicilia.

Mentre si completava la facciata si pensò ad affrescare il coro e le lunette del transetto. Due i pittori a disposizione: Venerando Costanzo “Varbazza” e Pietro Paolo Vasta, tornato apposta da Roma: l’uno conosciuto perché vi aveva affrescato le pareti della navata centrale, l’altro preceduto dalla fama di ottimo pittore. Arduo e non senza contrasti l’avvio dei lavori che nel 1732, dopo una gara per esaminarne l’effettiva bravura, furono affidati a P.P. Vasta.

Nelle lunette il Costanzo vi affrescò “La conversione di Cromazio”, il Vasta vi raffigurò “Cristo che appare a S. Sebastiano nella casa di Nicostrato”. Vinta la gara, nei due anni successivi, affresca il coro con “Il martirio delle frecce”, “S. Sebastiano soccorso dalle pie donne”, “L’incontro con Diocleziano”, “Morte di S. Sebastiano”, “Papa Caio accoglie S. Sebastiano” e “La gloria di S. Sebastiano”. In queste scene il tono drammatico della narrazione è stemperato in una grazia settecentesca e lo spettatore è condotto per mano nel bel mezzo della scena ora dal giovane arciere ora dall’innocenza del bimbo che contrasta con la crudeltà dell’evento.

La volta mostra un tripudio di santi che accolgono il martire: sono le vergini con S. Venera in testa, i Dottori della Chiesa e i fondatori di importanti Ordini religiosi (doveroso omaggio alla Controriforma). Si crede che il Vasta abbia voluto porre le sue sembianze inserendo il suo ritratto tra i prelati della corte papale, nel catino absidale. Qualche anno più tardi, aiutato da suo figlio Alessandro e da Vito D’Anna, giovane di talento, completa la cappella del SS. Sacramento dove illustra scene del Nuovo Testamento e nel 1746 inizia i lavori nel tamburo della cupola con scene del Vecchio Testamento mentre nelle 4 vele vi raffigura i profeti Ezechiele, Daniele, Isaia e Geremia ripresi dai canoni stilistici del Lanfranco.

Oltre agli affreschi, PP Vasta dipinse ad olio “La Pietà” e “La Trinità con San Marco, San Girolamo e San Liborio” mentre Alessandro vi raffigura “San Gaetano” e “Gesù e Maria”.

Anche il figlio di Vito D’Anna, Alessandro, nel 1771 affresca la cappella laterale dedicata a Gesù e Maria, abbellita da quattro colonne tortili e da un altare in marmi mischi, dove si ammira una statua lignea dell’Assunta, opera forse dello scultore I. Castorina. Nelle navate ed in sagrestia si trovano pure tele settecentesche di Matteo Ragonisi (“L’incoronazione della Vergine”), Giovanni Lo Coco (“Madonna della lettera”) e Michele Vecchio (“S. Sebastiano”).

La volta della cupola così come le cappelle di S. Sebastiano e della Pietà furono affrescate dall’acese Francesco mancini tra il 1899 e il 1901.

La Basilica custodisce in una teca di vetro una rarissima copia della Sacra Sindone eseguita nel 1644. Nella cripta settecentesca si conservano preziosi arredi sacri che una devozione mai venuta meno ha sempre alimentato fino a formare un tesoro che oggi può essere ammirato in questi locali dove è stato costituito un piccolo museo.

A. Vasta nel 1756 fu incaricato di disegnare un nuovo fercolo: si provvide subito a far rivestire le sei colonne lignee con lamine d’argento cesellato dai fratelli Lo Giudice, messinesi, ma il lavoro fu completato solo nell’ ‘800 dal cesellatore acese P. Ambra. Su di esso è trasportata la statua del Santo durante la processione del 20 Gennaio, seguita da una folla di devoti che, per grazia ricevuta, l’accompagnano per buona parte del percorso.

(Testo tratto dall’opuscolo “Angeli e Campane”)

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