Venerdì 14 Dicembre 2018


Cerca:

Chiesa Santa Maria delle Grazie (San Camillo)


Edificata nel 1730, qualche anno più tardi vi fu annesso l’Ospizio dei PP. Crociferi. La facciata, stretta ed alta, racchiusa da due lesene in pietra bianca di Siracusa sormontate da due capitelli dorici, insiste su via Galatea la cui angustia non permette di ammirarne la sobria bellezza. Le lesene che ornano il portale sono decorate con motivi ornamentali geometrici floreali e sormontati da capitelli corinzi. La chiesa, con un’unica navata, e sopraelevata rispetto al piano stradale.

Il ciclo degli affreschi, iniziato e concluso da PP. Vasta nel 1744 con l’aiuto del figlio Alessandro e dell’allievo Vito D’Anna, è un inno alla Madonna vista non solo come Vergine e Madre di Cristo, ma anche attraverso le virtù delle eroine dell’Antico Testamento: Giuditta, Betsabea e Rebecca riprodotte a sinistra e Giaele, Ester ed Abigail raffigurate a destra. Belle nell’aspetto e nobili nell’animo, incarnano le virtù di cui sarà ornata in sommo grado.

La figura di Ester, per esempio, e l’immagine della bellezza, della bontà e della grazia, prefigurazione dell’Immacolata: Ester intercede in favore del suo popolo così come farà Maria in favore dei cristiani. L’idea dell’intercessione è pure nell’immagine di “Abigail che offre doni al re David” così come in “Betsabea e Salomone”; piena di fascino si mostra la figura di Rebecca dall’incarnato alabastrino; mentre Giuditta e Giaele, deboli e impotenti, si affidano – come Maria – alla potenza e sapienza divina che non può trovare ostacoli al raggiungimento dei suoi fini. Probabilmente l’affresco “Giuditta ed Oloferne” è per intero di Vito D’Anna, mentre è di Alessandro Vasta “ Giaele e Sisara”.

Nel presbiterio è affrescata “La nascita di Maria” circonfusa da un’atmosfera di intima gioia per il lieto evento. In primo piano si nota un gruppo di giovani donne intente ad accudire la neonata Maria mentre sullo sfondo S. Anna è confortata da un’anziana amica e S. Gioacchino sembra accennare all’evento straordinario. Due splendide fanciulle, allegorie dell’innocenza (agnello) e della castità (unicorno) riempiono i pennacchi e fanno da corona alla “Gloria di Maria” mentre le allegorie della Carità e della Religione esaltano l’Immacolata Concezione.

Il linguaggio usato dal pittore è sontuoso sia nel colore che nel disegno e ancora una volta rimarca la cultura classicheggiante romana sempre mediata dal Conca e dal Maratta anche nella composizione della tela posta sull’altare maggiore che raffigura “ La Madonna delle Grazie che appare a S. Margherita regina di Scozia”. La scelta di questo tema è presto detto: la Santa si dedicava, come i Camilliani, ad opere di carità verso i poveri, gli orfani ed i malati che assisteva personalmente. L’eleganza delle forme e la morbidezza del panneggio fanno di questa tela una delle migliori opere del Vasta.

Nell’affresco della volta “Dio Padre manda l’Angelo Gabriele a Maria” dove in un festoso tripudio, tutt’intorno, i puttini inneggiano gioiosi, si nota la stessa tematica illustrata poi da Alessandro nel 1760 nella chiesetta di Loreto, ma qui Paolo la realizza in forme molto più aggraziate.

Le tele poste sugli altari laterali sono di discreta fattura:

S. Camillo, di Alessandro Vasta;

S. Giuseppe, di Guglielmo Borremans, un fiammingo vissuto a cavallo tra il ‘600 e il ‘700 (amico del PP. Vasta) che lavorò tantissimo in Sicilia;

S. Camillo ai piedi del Crocifisso, di Baldassare Grasso, pittore acese della cui opera purtroppo è rimasto molto poco.

(Testo tratto dall’opuscolo “Angeli e Campane”)

Acireale



Diocesi


Arte e Fede


Itinerari del museo diffuso nella Diocesi di Acireale.


I percorsi della Fede


Collana di sussidi sulle chiese della Diocesi di Acireale.