Giovedì 27 Aprile 2017


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Festa di San Sebastiano


Ogni 20 gennaio Acireale festeggia il santo martire Sebastiano, compatrono della città. La devozione degli acesi verso il Santo ha radici lontane nel tempo ed è legata al morbo della peste. Paolo Diacono, nella Historia Longobardorum racconta che nel 680, quando le città di Roma e di Pavia furono colpite da una terribile epidemia di peste, furono attribuite al Santo numerose guarigioni e la fine della pestilenza. Fu questo il motivo per il quale Sebastiano diventò il santo che veniva invocato come protettore contro il terribile morbo.

Nel 1646 una terribile epidemia di peste colpisce la città di Acireale. Anche gli acesi si affidano alla protezione di san Sebastiano e costruiscono una chiesetta in suo onore. Nel 1577 tutto il territorio delle Aci viene funestato nuovamente dalla peste e la statua del Santo viene tenuta a lungo sull’altare come oggetto di preghiere ed invocazioni. Acireale rimane immune al contagio e la devozione verso il san Sebastiano aumenta a punto da far diventare la piccola chiesa insufficiente a contenere i numerosissimi devoti. Viene allora eretta in suo onore una chiesa di dimensioni molto più ampie che ogni anno è il primo scenario della festa del Santo.

Sulla vita del martire si hanno scarse notizie le uniche fonti sono: il Depositio martyrum, e un passo contenuto in un commento al Salmo 118 di sant’Ambrogio che ci rivela il nome, il luogo, la data del martirio e la sepoltura del Santo.

Il 20 gennaio, data del martirio del Santo, Acireale vive l’evento religioso cittadino più antico e atteso della città. Risale infatti all’11 settembre 1571 il decreto di approvazione dei festeggiamenti emesso dal vescovo Faraone. Tale documento attesta la presenza di una festa in onore al Santo la cui origine è collocabile nei primi decenni del ‘500. Lungo quasi tutto questo secolo la festa ha un carattere spontaneo ma dal ‘600 in poi, dopo l’abbandono della primitiva chiesetta e il trasferimento nella attuale basilica, l’evento comincia ad essere organizzato e ad assumere un carattere più complesso.
Il rigido ordinamento gerarchico per ordini e corpi, tipico del ‘700, a volte anche con un confronto fisico tra le confraternite di San Sebastiano e quella dei Santi Pietro e Paolo, porterà alla famosa guerra dei santi. Tra il ‘700 -‘800 gli interessi economici, legati alla Fiera Franca di Santa Venera, faranno di Venera la santa della ricca borghesia che successivamente diventerà nobile comprando il blasone. Accanto alla “santa dei nobili”, però il culto di san Sebastiano sostenuto dal popolo resiste tenacemente e sopravvive fino ad oggi con la stessa intensità e devozione nel tempo.

La moderna festa viene preceduta da funzioni religiose e dalla visita delle reliquie del Santo ai luoghi di fede più rappresentativi della città.

All’alba del 20 gennaio, giorno della festa, i devoti si radunano in basilica ai piedi della cappella del Santo dove è custodita la statua che per un intero anno rimane “nascosta.” Tra le invocazioni dei devoti avviene la cosiddetta “svelata” cioè l’apertura della cappella e san Sebastiano viene consegnato nuovamente alla città. La statua, che raffigura il Santo secondo il modulo con cui viene rappresentato a partire dal Rinascimento e cioè legato nudo ad un albero e trafitto da frecce, è posta sul un settecentesco fercolo argenteo che a sua volta viene agganciato ad un baiardo di legno. Dei numerosissimi devoti solo una quarantina sono addetti al trasporto del baiardo che da padre in figlio si tramandano il difficile compito di portare in processione il Santo per certi tratti del percorso a spalle ma spesso anche di corsa. I devoti che sono a piedi scalzi in segno di penitenza, indossano un maglione color carne che simboleggia la nudità del Santo su cui è legata una fascia trasversale e portano un fazzoletto legato al capo in ricordo di quelle persone che, guarite dalla peste portando un fazzoletto al capo avevano accesso alla città.

Alle 11 del mattino del 20 gennaio, avviene la spettacolare uscita del Santo dalla basilica. Il fercolo o a vara manovrato dai devoti arriva di corsa in piazza Duomo dove viene accolto dallo scampanio delle campane della Cattedrale. Dopo aver oltrepassato la chiesa di san Domenico, giunge ai piedi della salita di san Biagio. Per tutto il tratto, circa 80 metri, i devoti portano a spalle la pesantissima “vara”, ripercorrendo il percorso che un tempo facevano i loro padri, quando via san Biagio era solo una mulattiera e la vara non poteva essere trainata perché le ruote non coincidevano con le strisce di basalto sulle quali passavano i carretti. Una volta giunto in piazza Agostino Pennisi, dove prima sorgeva la vecchia stazione ferroviaria, il fercolo attende l’arrivo del treno per ricordare la partenza di alcuni soldati acesi per il fronte, avvenuta il 20 gennaio del 1915. Alle 20 della sera, attraverso un’altra spettacolare corsa, il fercolo uscendo da via Roma e percorrendo di corsa un breve tratto di corso Umberto, viene posizionato davanti all’ingresso del palazzo vescovile dove riceve l’omaggio del vescovo. A tarda sera, dopo aver percorso le principali vie della città,san Sebastiano fa ingresso nuovamente in piazza Duomo dove viene salutato da un gioco di fuochi d’artificio. Verso mezzanotte con una spettacolare inversione a U san Sebastiano fa ritorno in basilica.

La sera del 27 gennaio, otto giorni dopo la festa, dopo una solenne celebrazione liturgica, portato a spalla, su una varetta, san Sebastiano, viene condotto di nuovo in processione solo per le vie adiacenti alla basilica. Rientrato in chiesa, dopo il saluto dei suoi devoti, “viene chiuso nella sua cappella”che si riaprirà solo il 20 gennaio dell’anno successivo.

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