Venerdì 14 Dicembre 2018


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Santuario Maria SS. di Loreto


Sulla collinetta che degrada dolcemente verso la città, a metà del’500 Giovanni Maccarone, umile fraticello desideroso di trascorrere la vita nella preghiera e nella solitudine, costruisce a sue spese una cappella in onore della Madonna di Loreto. La località a quei tempi si trovava ai margini del bosco di Aci ed era infestata dai briganti che assalivano gli inermi viandanti che l’attraversavano.

Qualche tempo dopo fra Giovanni pensa di trasformare il minuscolo ambiente riproducendo le stesse misure della S. Casa di Nazaret che nel 1294 uno stuolo di angeli aveva miracolosamente trasportato a Loreto, nelle Marche. Alla sua morte dispose che la chiesetta ed il terreno circostante fossero amministrati dai Rettori della Luminaria del Duomo di Acireale con il compito di incrementare il culto alla Madonna.

Si narra che in questo periodo un miracolo contribuì non solo all’aumento della devozione ma anche ai lasciti dei devoti e all’aumento delle offerte dei pellegrini che vengono a chiedere grazie da tutta la Sicilia, tanto che la chiesetta, annoverata tra le più importanti di Acireale “per pietà e devozione”, diveniva meta di tutte le processioni penitenziali nelle quali spesso si portavano le reliquie della Santa Patrona nonostante la “via alpestre e sassosa” fosse disagevole. La frequenza dei pellegrinaggi nel 1653 indusse i rettori ad istituire, nei pressi del Duomo, un Ospizio atto a procurare un alloggio temporaneo ai pellegrini poveri.

Quando nel marzo 1669 l’Etna minacciava la città di Catania, si organizzò una solenne processione con tutte le autorità civili e religiose. È in questo frangente che ci si avvede della angustia delle strutture e si pensa di ampliare il santuario.

Nel 1676 un predicatore esorta gli acesi a costruire, sulla strada che dal SS. Salvatore conduce a Loreto, sette “atareddi”in onore dei Sette Dolori della Madonna. Distrutti dall’incuria degli uomini e dal tempo, ne rimangono solo due nei pressi del Santuario.

Un paio d’anni dopo, portando in trionfo ancora una volta le reliquie di S. Venera, gli acesi rendono omaggio alla Madonna per averli protetti nella guerra franco- spagnola.

Nel 1683 furono conclusi i lavori di ampliamento ma il terremoto, dieci anni dopo, fece crollare il muro della S. Casa dove era affrescata l’antica immagine della Madonna. In questa occasione si stabilì che ogni anno, per voto, ci si doveva confessare e comunicare e “nel detto giorno – 11 gennaio – osservare il digiuno ed andare processionalmente alla chiesa dell’Oreto”.

Nel ‘700 si affrescano le pareti del santuario: l’incarico è affidato a Matteo Ragonisi che nelle pareti della S. Casa raffigura “Maria Bambina con S. Anna e S. Gioacchino” ed “Il sogno di Giuseppe”, mentre per il nuovo altare dipinge ad olio una Madonna seduta in trono con il Bambino ritto sulle ginocchia.

Nel 1738 fra Rosario Campione che da lì a poco fonderà nell’Eremo di S. Anna (AciCatena) una nuova comunità di frati, vi riceve l’abito eremitico dalle mani di p. Mariano Patanè e vi dimora per qualche anno.

Nel 1753 Paolo Vasta, ormai giunto quasi alla fine della sua attività pittorica, abbellisce l’altare centrale affrescandovi un regale padiglione in velluto rosso con le frange dorate a coronamento del quale vi “incastona” un enorme lapislazzuli blu su cui campeggia la scritta “ Mater Dei” e sulle pareti del coretto vi raffigura le 4 sante vergini e martiri più rappresentative della pietà religiosa del tempo che fanno da corona all’altare della Vergine “Regina martyrum”: S. Venera e S. Caterina d’Alessandria (a sinistra) e S. agata e S. Lucia (a destra). Nei due vani che fiancheggiano l’altare inventa un magnifico scenario che si apre aldilà di una finta balconata dove coppie di festosi puttini magnificano le glorie della Vergine lauretana, mentre sulla destra l’allegra gaiezza dei puttini sembra smorzata dalla severa figura di un fraticello che con chiaro gesto dell’indice esorta al silenzio e alla preghiera.

Sulla volta a botte della S. Casa, i lavori furono continuati dal figlio Alessandro che vi raffigura due momenti molto significativi per la storia della salvezza: “La Vergine Immacolata schiaccia la testa al serpente” e “L’Eterno Padre invia l’Angelo Gabriele a Maria”.

Dove oggi troneggia la Madonna nera, donata da mons. Cento nel 1925, sull’altare della S. Casa, c’era un quadro ad olio della Madonna di Loreto. Ai lati, Alessandro vi affrescò il profeta Isaia ed il re Davide nell’atto di indicare al pellegrino la Vergine Madre.

A partire dalla seconda metà del ‘700, per vari motivi sembra affievolirsi il culto alla Madonna di Loreto e nel 1818, a causa di un nuovo terremoto, la chiesetta subisce seri danni che saranno riparati molti anni più tardi. Oggi il Santuario è visitato da numerosi devoti.

Nel 1907 vi fu tumulato, per suo espresso desiderio, mons. Genuardi, primo Vescovo di Acireale dal 1872. Fervente devoto della Madonna, visitava il Santuario ogni sabato.

(Testo tratto dall’opuscolo “Angeli e Campane”)

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